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Intervista a Fabrizio Monteverde

Cosa è dunque possibile fare in questo momento?


«Innanzitutto dobbiamo essere onesti con noi stessi e riflettere sul fatto che questa disciplina non significa solamente “mettere in mostra il corpo”, ma è qualcosa di più profondo che deve toccarti dentro. Io voglio tornare ad emozionare nell’unica maniera in cui so farlo, voglio quella magia che nessuno schermo può restituirmi. La danza è “vivere” il momento della scena, così come conservare dentro di sé e riportare alla memoria quel determinato vissuto. L’arte che si riproduce sempre identica su uno schermo, con un’unica direzione “imposta” allo sguardo, allontana dall’essenza della danza. Non riesco a pensare di non poter più ascoltare la voce di un grande attore a teatro, di non poter vedere un corpo sudare e sbagliare o di non poterlo andare a rivedere per farmi raccontare, ogni sera, qualcosa di diverso. La danza la fanno gli interpreti, ma la magia nasce dall’insieme che si crea nell’attimo dello spettacolo; la fanno gli spettatori, il teatro, le luci: è una forma di “condivisione” in sé insostituibile. Io ho respirato solo questo tipo di arte ed è per me vitale, come protagonista ma anche come fruitore. La mia speranza è che si possa tornare nei luoghi della magia. E sono ottimista in questo senso: si tornerà e si tornerà alla grande. L’Italia del resto può ripartire solo da qui, dalla sua immensa bellezza e dalla sua cultura millenaria».

Cosa ti sentiresti di dire al pubblico della danza, di attendere con fiducia?
«Sì, ma anche di difendersi dal rischio di diventare “passivo” perché la danza è sì un’esigenza di chi la fa con la propria pelle, le ossa e i muscoli, ma ugualmente dovrebbe esserlo per chi ne fruisce. Il pubblico dovrebbe farsi sentire e dire, ad esempio, “guarderò il video di questo spettacolo, ma dopo averlo visto in teatro, dove esso è nato e dove è giusto che continui ad esistere”. ll video potrà raccontare il meglio di uno spettacolo, con tagli, montaggi e primi piani, ma non sarà mai come andare in teatro, luogo in grado di attivare il pensiero, la libera interpretazione, la fantasia».

 

Se desideri leggere l’intervista completa a Fabrizio Monteverde 

Fonte Danzaeffebi – rubrica a cura di  Francesca Bernabini

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