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Cultura & Società

Egitto: danza del ventre e censura ARTE TV propone un interessante Reportage, disponibile dal 07/11/2019 fino al 18/09/2022, che consigliamo di vedere. Nell'Egitto sempre più puritano del generale al-Sisi, la danza del ventre è nel mirino dei censori. Anziani ultraottantenni scrutano le performance su Youtube e infliggono sanzioni (le pene possono essere davvero pesanti, fino a 2 anni di prigione!), i cabaret chiudono ad uno ad uno, mentre la danza sembra ancora tollerata durante i matrimoni nei quartieri più poveri. Un documentario che fotografa la situazione odierna di questa arte sopravvissuta nei secoli ed ora minacciata dalla censura e che evidenzia le contraddizioni della società egiziana, che da un lato condanna e dall'altro chiude un occhio anche in situazioni più ambigue e degradate. Per guardare il Reportage  

Fifi Abdou come non l'avete mai vista prima Il 3 novembre 2019 Vogue Arabia ha pubblicato un articolo di Nadine el Chaer su Fifi Abdou, la leggenda vivente della danza orientale in Egitto e nel mondo arabo. Fifi è un'icona indiscussa nel panorama internazionale, dotata di una danza fluida e femminile, carismatica e ricca di energia. Una donna forte e volitiva,  che ha sempre lottato per dare dignità alla danza orientale e al mestiere di danzatore. Vi consigliamo la lettura dell'articolo e la visione del bellissimo video realizzato per l'occasione. Leggi Articolo di Vogue   https://www.youtube.com/watch?v=LdfHgZenslk

“Vicolo del mortaio” di Nagib Mahfuz Ricordi da "DanceBook" danza e letteratura al Circolo dei Lettori di Torino anno 2006. "Il Vicolo del Mortaio, come si vede ancora da molti segni, è stato una delle meraviglie dei secoli passati e un tempo ha brillato come un astro fulgente nella storia del Cairo. Quando? All’epoca fatimita, oppure in quella dei Mamelucchi o dei Sultani? Lo sanno solo Dio e gli archeologi

Frammenti da una conferenza su Oum Kalthoum "Entrava in scena con un vestito bianco, un vestito giallo, un vestito verde, la gente gettava il proprio cuore su di lei, li teneva a lungo nel suo calore, senza più fiato. A mezzanotte, quanto il programma annunciato finiva, aveva ancora voglia di cantare, attaccava con Ya Zalimni, Tu che mi tiranneggi, una lunga poesia che avevo composto per lei quindici anni prima, o allora con Amal Hayati, Speranza della mia vita, la second canzone di Muhammad. Questa parte del concerto era per il piacere, veniva concessa qualsiasi improvvisazione. Il pubblico si toglieva la giacca e si tirava su la gallabiyya. L'idolo avrebbe cantato lo sconforto di tutti e immergendocisi lo avrebbe dissolto. Sapeva che il popolo arabo sarebbe rimasto incollato alle radio, che le strade sarebbero state deserte, che i dirigenti avrebbero evitato